Il contenzioso globale sulla tecnologia mRNA (uno dei pilastri scientifici della risposta alla pandemia da Covid-19) si arricchisce di un nuovo, potenzialmente dirompente capitolo. Bayer ha infatti avviato una serie di azioni legali negli Stati Uniti contro Moderna, Pfizer-BioNTech e Johnson & Johnson, sostenendo la violazione di un brevetto originariamente sviluppato da Monsanto nel 1995.
La vicenda rappresenta un caso emblematico di come tecnologie nate in ambiti completamente diversi possano acquisire, decenni dopo, un valore strategico in settori ad altissima intensità innovativa. Ma pone anche interrogativi rilevanti su confini, durata e sfruttamento della proprietà intellettuale nelle piattaforme tecnologiche complesse.
Un brevetto agricolo al centro della tecnologia mRNA
Al centro della controversia vi è un brevetto originariamente depositato nel 1995 e concesso a Monsanto nel 2010 relativamente all’ottimizzazione delle sequenze di codoni per migliorare stabilità ed efficienza dell’espressione proteica dell’mRNA.
Innanzitutto, è lecito chiedersi come possa essere ancora in vita un brevetto del 1995 dal momento che la durata massima dei brevetti è di 20 anni. Per rispondere a tale domanda è necessario riprendere le leggi passate che prevedevano che, negli USA, un brevetto avesse una durata di 17 anni dalla concessione e non dal deposito. Tale legge è cambiata a metà del 1995, ma appena dopo la data di deposito del brevetto in questione che scadrà, quindi, nel 2027.
Si tratta di una tecnologia inizialmente sviluppata per applicazioni nel settore delle colture geneticamente modificate, con l’obiettivo di aumentare la produzione di proteine nelle piante e ridurre la necessità di pesticidi. Tuttavia, il principio tecnico sottostante (la modifica della sequenza nucleotidica per migliorare la traduzione proteica senza alterare la sequenza amminoacidica) si è rivelato centrale anche nello sviluppo dei vaccini mRNA.
Secondo Bayer, tale tecnologia costituirebbe una componente essenziale dei vaccini anti-Covid sviluppati dai principali player del settore e sarebbe stata utilizzata senza adeguate licenze.
È significativo osservare come l’azienda non chieda il ritiro dei prodotti dal mercato, ma punti invece a ottenere risarcimenti economici e royalties sulle vendite passate e future. Considerando che il solo vaccino Comirnaty ha generato ricavi per oltre 90 miliardi di dollari, il valore economico della disputa potrebbe essere straordinariamente elevato.
La nuova fase della “guerra dei brevetti” sull’mRNA
L’azione di Bayer non si inserisce in un contesto isolato, bensì in una vera e propria guerra brevettuale che coinvolge da anni l’intero ecosistema biotech legato all’mRNA.
Negli ultimi anni si sono succeduti numerosi contenziosi incrociati:
- Moderna ha avviato nel 2022 azioni legali contro Pfizer e BioNTech, contestando l’uso di tecnologie chiave relative alla modificazione chimica dell’mRNA e ai sistemi di delivery tramite nanoparticelle lipidiche.
- CureVac ha intrapreso un lungo contenzioso contro BioNTech, conclusosi nel 2025 con un accordo comprendente pagamenti upfront, licenze incrociate e royalties.
- GSK ha promosso ulteriori azioni sostenendo che parte delle tecnologie mRNA utilizzate nei vaccini derivino da attività di ricerca acquisite tramite l’acquisizione del business vaccini Novartis.
Questo quadro evidenzia come la piattaforma mRNA sia oggi considerata una tecnologia “di base” composta da una molteplicità di contributi brevettuali sovrapposti, ciascuno potenzialmente essenziale per lo sviluppo di nuovi prodotti.
La questione tecnica: piattaforme tecnologiche e brevetti upstream
Dal punto di vista della proprietà intellettuale, la controversia solleva un tema classico ma sempre più rilevante: il ruolo dei cosiddetti brevetti “upstream”, ovvero brevetti che proteggono tecnologie fondamentali applicabili a molteplici settori industriali.
Le tecnologie di ottimizzazione dei codoni rappresentano un tipico esempio di invenzione trasversale. Sebbene sviluppate originariamente per il miglioramento delle colture, esse affrontano un problema tecnico universale della biologia molecolare: la diversa efficienza con cui organismi differenti traducono sequenze genetiche.
Nel contesto dei vaccini mRNA, la stabilità della molecola e l’efficienza dell’espressione proteica sono fattori critici per l’efficacia terapeutica. Qualora Bayer riuscisse a dimostrare che tali risultati dipendono direttamente dall’invenzione rivendicata, il brevetto potrebbe essere qualificato come tecnologia abilitante di ampia portata.
La dimensione strategica della proprietà intellettuale nella ristrutturazione Bayer
Le azioni legali si collocano inoltre in un momento complesso per Bayer, ancora alle prese con le conseguenze finanziarie e reputazionali dell’acquisizione Monsanto e del contenzioso globale sul glifosato.
Con decine di migliaia di procedimenti ancora pendenti negli Stati Uniti e risarcimenti già versati per oltre 10 miliardi di dollari, la valorizzazione del portafoglio brevettuale rappresenta oggi uno strumento strategico per rafforzare la posizione finanziaria del gruppo.
L’operazione può essere letta anche come un tentativo di trasformare asset tecnologici storici (nati in ambiti agricoli) in leve economiche nel settore farmaceutico e biotech, dove il valore dei brevetti è spesso determinante per la competitività industriale.
La nuova offensiva legale di Bayer dimostra come il valore della proprietà intellettuale non sia limitato al contesto tecnologico originario dell’invenzione, ma possa evolvere nel tempo seguendo traiettorie imprevedibili.
Nel settore biotech, dove l’innovazione è spesso stratificata e multidisciplinare, la gestione strategica dei brevetti rappresenta un elemento centrale non solo per la tutela dell’innovazione, ma anche per la stabilità economica delle imprese.
La vicenda Bayer potrebbe quindi costituire un precedente significativo per la definizione dei rapporti tra tecnologie di base e applicazioni farmaceutiche avanzate, contribuendo a ridisegnare gli equilibri nella competizione globale sull’mRNA.