Un gatto o un cane?
Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi distinguere l’uno dall’altro. Ma per una startup che sviluppa soluzioni HW/SW di intelligenza artificiale, anche un compito semplice può trasformarsi in un caso di studio prezioso per comprendere come la proprietà intellettuale (IP) possa diventare una leva strategica.
Immaginiamo dunque una giovane impresa che ha sviluppato una soluzione basata su AI in grado di riconoscere automaticamente le foto di cani e gatti. Un esempio apparentemente banale, ma perfetto per illustrare quali siano le diverse componenti di valore di una soluzione basata su AI e come ognuna di esse possa potenzialmente essere tutelata.
Dove si nasconde il valore?
Dietro una soluzione basata su AI così semplice, in realtà, si celano più livelli di innovazione e creatività:
- Il dataset iniziale: la struttura dati che definisce le immagini di gatti e cani raccolte e organizzate può costituire un’opera protetta dal diritto d’autore (per selezione e organizzazione dei dati), o essere difesa come segreto commerciale. Inoltre, i contratti di licenza che regolano l’uso dei dati sono un tassello fondamentale della strategia IP. Qualora il dataset iniziale fosse frutto di un’elaborazione di dati con carattere tecnico, ad esempio una elaborazione di differenze di colore e/o pelo e/o dimensioni delle diverse razze di gatti e cani tali da consentire una prima pre-classificazione, che fosse anche nuova e inventiva, anche la fase di definizione del dataset iniziale potrebbe costituire l’oggetto (o uno degli oggetti) di un brevetto per invenzione.
- L’algoritmo di addestramento (cioè, ad esempio ciò che consente di interpretare caratteristiche distintive sempre più raffinate tra cani e gatti ottenendo in modo sempre più affidabile immagini di cani e gatti da usare come riferimento): se ha carattere tecnico e introduce elementi nuovi e inventivi, può aspirare a una tutela brevettuale. Tuttavia, la scelta della protezione brevettuale può non essere l’unica strada; è anche possibile optare per una protezione come segreto commerciale, non solo in assenza dei requisiti di brevettabilità, ma anche per una precisa scelta strategica. Brevettare significa accettare che la soluzione tecnica venga resa pubblica 18 mesi dopo il deposito, rendendo così il brevetto azionabile anche contro chi la sviluppi in modo indipendente. La tutela come segreto commerciale, invece, richiede misure di riservatezza e offre protezione solo contro l’uso o la sottrazione illecita delle informazioni. In alcuni casi in cui siano presenti più aspetti di diversa natura, le due tutele possono convivere in modo complementare, sempre all’interno di una strategia IP ben definita.
- Il modello addestrato e la logica/architettura di addestramento (cioè la struttura HW/SW che sfrutta le immagini di cani e gatti di riferimento per distinguere cani e gatti): anche qui il diritto d’autore sul software o la tutela come segreto commerciale possono entrare in gioco. In alcuni casi, se la logica/architettura di addestramento soddisfa specifici requisiti di carattere tecnico, può addirittura essere oggetto di brevetto.
- Il sistema complessivo (cioè l’insieme di HW/SW che l’utente utilizza per caricare il dataset iniziale di foto, di HW/SW che elabora le foto per riconoscere le foto di cani e gatti applicando l’algoritmo di addestramento e di HW/SW che trasmette il risultato all’utente): la combinazione delle diverse componenti HW/SW può, a determinate condizioni, rientrare nella protezione brevettuale.
- L’interfaccia grafica: può essere protetta come design, se nuova e originale.
- Gli elementi (es. logo, payoff, icone, ecc.) che costituiscono l’identità visiva del prodotto o servizio basato sulla soluzione basata su AI potrebbero essere tutelati tramite marchi e design.
Strategia prima di protezione
A questo punto, la domanda sorge spontanea: occorre registrare/brevettare tutto?
La risposta è no.
La vera differenza la fa la strategia IP: cosa proteggere e come proteggerlo dipende dagli obiettivi delle mie strategie di innovazione e di business. L’IP può servire a:
- difendere l’offerta di valore su cui risiede il vantaggio competitivo, e scoraggiare i concorrenti (ad esempio: solo la mia soluzione basata su AI distingue i cani dai gatti commettendo pochissimi errori);
- rafforzare il posizionamento e la comunicazione del brand (ad esempio: la mia soluzione basata su AI riconosce cani e gatti utilizzando una tecnologia nuova, diversa da quella adottata dai miei competitor);
- attrarre finanziamenti mostrando asset intangibili solidi (un investitore, che sia professionale o no, comprende che dietro la mia soluzione esiste un portafoglio di diritti e know-how che ne garantisce la protezione e la crescita);
- facilitare collaborazioni: la protezione chiara e documentata della proprietà intellettuale consente alle imprese di comprendere in modo concreto cosa l’impresa innovativa ha da offrire e di instaurare un rapporto di fiducia, condizione essenziale per avviare partnership o accordi di licenza in ottica di open innovation.
La mappa delle possibili tutele è solo il punto di partenza. Per ciascun asset, occorre verificare caso per caso i requisiti legali e la coerenza con il modello di business. Solo così l’IP smette di essere per una startup un costo obbligato, e spesso incompreso, e si trasforma in un investimento strategico.
Conclusione
Il caso della soluzione basata su AI per riconoscimento di gatti e cani ci insegna che anche dietro la più semplice delle soluzioni basate su AI si nasconde un ecosistema complesso di diritti, opportunità e scelte strategiche.
Una startup che sa riconoscere questi elementi non solo difende il proprio lavoro, ma costruisce un portafoglio di proprietà intellettuale capace di sostenere crescita, investimenti e collaborazioni.
Perché un algoritmo può distinguere un gatto da un cane, ma solo una strategia IP ben definita può distinguere un’idea brillante da un’impresa di successo.