Articolo pubblicato in Bugnion News n.18 (Settembre 2016)

Le dichiarazioni rilasciate da politici ed imprenditori presenti al Seminario Ambrosetti appena conclusosi a Cernobbio, così come i rumors che ci raggiungono dal G20 di Hangzhou, concordano sulla strategicità correlata all’aumento di investimenti industriali quale unica – e seria – “power leverage” finalizzata a guidare il vascello dell’umanità oltre le secche recessive, oltre le tempeste sagacemente pilotate dagli speculatori finanziari.

Necessaria premessa, su cui il consenso dovrebbe essere unanime, che consente a chi intenda realmente ed obbiettivamente analizzare l’attualità industriale di dismettere le tante, troppe, lenti distorsive della realtà che di volta in volta hanno preso il nome di “diminuzione della pressione fiscale”, “flessibilità”, “delocalizzazione”.

Guardando quindi alla realtà delle cose, con keynesiano anelito verso l’analisi dei fondamentali macro e micro-economici a sostegno della domanda, dobbiamo rivolgere le nostre attenzioni verso quei fattori che hanno dimostrato – e che quindi promettono – un maggiore valore aggiunto nel medio e nel lungo periodo.

Il progresso digitale delle modalità di produzione e fornitura, ed ancor più di ricerca ed intermediazione, di beni e servizi che vedono in Internet l’unico ed il più efficace dei market-place globali costituisce giust’appunto uno di questi fattori.

E se i più recenti studi realizzati da Confindustria, dalla Harvard Business School e da altre istituzioni da sempre votate alla consulenza strategica alle imprese, concludono sciorinando numeri impressionanti – nel 2020 i dispositivi collegati in rete non saranno meno di 25 miliardi, il valore dell’economia globale correlata all’IoT nel 2030 sarà di 15 trilioni di dollari – si comprende agevolmente il come ed il perché della necessità di indirizzare gli investimenti di cui in premessa verso la reingegnerizzazione dei modelli di servizio, aprendosi quindi ad una modalità adattativa tutta orientata verso il consumatore, fornendo a quest’ultimo gli strumenti per auto-apprendere, per meglio finalizzare le proprie ricerche, per essere sempre in connessione con ogni proposta commerciale.

Certo è avvilente dover constatare che – a dispetto delle numerose proposte provenienti dai nostri rappresentanti e rubricate fondamentalmente sotto il “claim” Agenda Digitale – gli stimoli provenienti dagli organismi pubblici sono – a tale proposito – scarsi, ed in misura a dir poco disarmante.

Di contro, si ravvisano invece molteplici esigenze, in particolare sotto il profilo “regulatory”, sia per quel che concerne la tutela dell’innovazione e degli investimenti in
innovazione sostenuti da tutti quei soggetti che mostrano di aver ben compreso il paradigma dell’IoT, sia in relazione alle più che legittime istanze di tutela della privacy, nonché delle istanze di tutela della libera espressione del pensiero in ambiente digitale.

Noi crediamo che i principi finalizzati a contemperare le esigenze di tutti i player operanti nel Mercato – anche digitale – e che non possono prescindere dal rispetto e dalla valorizzazione della Proprietà Intellettuale, indichino chiaramente la rotta da seguire.

Ed orientiamo conseguentemente in tal modo il nostro sestante, certi di seguire la rotta più appropriata verso il raggiungimento di nuovi traguardi.

Tuttavia, auspichiamo una maggiore collaborazione tra i soggetti che gestiscono motori di ricerca, market-place, social-networks ed i titolari di diritti di Intellectual Property (copyright, brand, design, etc.). Auspichiamo inoltre un miglior coordinamento di intelligence e repressione attraverso l’ausilio delle tecnologie più innovative di individuazione dei metodi di transazione finanziaria, della dislocazione e del possibile oscuramento dei servers, delle strategie di “deviazione” del traffico nella realtà digitale.

Anche a tale proposito gli obbiettivi della gestione dei conflitti e della repressione degli abusi, nel settore dell’Intellectual Property, devono essere globali, devono essere inclusivi, e non possono prescindere da una leale e fattiva collaborazione con il Pianeta Cina.

© BUGNION S.p.A. – Settembre 2016


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