Articolo pubblicato in Bugnion News n.18 (Settembre 2016)

Recentemente si è celebrata la cerimonia finale dei Giochi della XXXI Olimpiade ospitati dalla città di Rio de Janeiro. Anche in queste olimpiadi gli atleti italiani hanno raggiunto risultati soddisfacenti con 28 medaglie complessive (di cui 8 d’oro) posizionandosi al nono posto nel medagliere dopo la Francia e la Corea del Sud, confermandosi così nella “top ten” che la nostra rappresentativa olimpica occupa ormai stabilmente dalle Olimpiadi di Pechino 2008.

Tuttavia mentre nelle competizioni olimpiche l’Italia, pur avendo conquistato un’ottima posizione, non ha ancora raggiunto le vette della classifica, nel settore del food e dell’alta gastronomia il nostro bel Paese ha primeggiato anche a Rio con i prodotti del Made in Italy agroalimentare.

Difatti i prodotti sono molto apprezzati dai consumatori brasiliani, rappresentando il brand tricolore un valore aggiunto nella scelta di acquisto degli stessi, ma conseguenza inevitabile di tale successo è stato purtroppo il diffondersi a macchia d’olio del fenomeno dell’Italian sounding, ossia della commercializzazione illecita di prodotti apparentemente della tradizione culinaria italiana, ma che di italiano hanno solo il nome.

Il Brasile, dunque, rappresenta uno dei principali produttori di cibo italiano contraffatto, che, ad esempio, a fronte di packaging che richiamano monumenti, paesaggi e simboli tipici del nostro bel Paese contengono prodotti del tutto estranei alla nostra tradizione gastronomica.

Appare, dunque, opportuna la decisione di Coldiretti di tutelare il “Made in Italy agroalimentare” in occasione delle Olimpiadi di Rio 2016, nata proprio dall’esigenza di arginare il fenomeno dilagante dell’Italian sounding durante tale evento di portata mondiale che avrebbe rischiato di compromettere e danneggiare in maniera incisiva l’immagine delle aziende agroalimentari italiane e di sottrarre alle stesse una importante fetta di mercato.

Difatti, a parere di Coldiretti, le Olimpiadi di Rio, se non ben gestite, avrebbero rischiato di divenire “un palcoscenico di prodotti alimentari taroccati, falsi Made in Italy”.

Tra le iniziative intraprese appare degna di nota la sottoscrizione, prima dell’inizio delle Olimpiadi, di un accordo tra Coni e Coldiretti diretto a garantire un’alimentazione autenticamente tricolore degli atleti e a contrastare il fenomeno dell’italian-sounding a tavola, largamente diffuso in Brasile.
E’ stata inoltre lanciata da Coni e Coldiretti, con la partecipazione di Casa Italia di Rio 2016, la campagna contraddistinta dall’hashtag #Riomangioitaliano, che prevedeva la somministrazione di autentico cibo italiano per gli atleti azzurri e tutti gli altri ospiti di Casa Italia.

Inoltre, proprio grazie alla Task Force di Coldiretti è stata identificata e resa nota la commercializzazione di prodotti italiani contraffatti, come il Gran Formaggio tipo Grana Padano, la Pomarola, una pessima copia del salame Milano e il Parmesao, tutti prodotti brasiliani, ma con simboli e elementi richiamanti il “made in Italy” nelle confezioni.

L’attenzione dedicata al “made in Italy agroalimentare” a Rio rimarca l’importanza che occupa questo settore per l’economia italiana e l’importanza di costruire strategie di tutela adeguate che non possono prescindere dalla registrazione dei titoli di proprietà industriale, quali marchi individuali, collettivi, design nonché la registrazione dei nostri prodotti tipici come DOP e IGP.

Anche il mondo Internet ha registrato una sempre maggiore attenzione alle problematiche della contraffazione e della tutela del “made in Italy” azionando sistemi di tutela che vanno oltre le semplici forme di “notice and take-down” e intraprendendo progetti di valorizzazione e promozione del made in Italy nel mondo attraverso il web che permettono al pubblico non solo di conoscere e apprezzare le eccellenze italiane ma anche di distinguerle e differenziarle dai falsi prodotti made in Italy che di italiano hanno a mala pena il nome o la sola sua fonesi.

E’ fondamentale, dunque, costruire un sistema Italia che valorizzi e tuteli il nostro patrimonio agroalimentare sia attraverso lo strumento europeo per la valorizzazione della tipicità delle DOP e IGP, sia attraverso la registrazione da parte delle aziende dei propri asset immateriali quali marchi, design e brevetti.

Una interessante operazione di sistema per sostenere l’export agroalimentare è rappresentata dalla presentazione, da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del marchio THE EXTRAORDINARY ITALIAN TASTE, durante l’Expo Milano, il cui obiettivo è di promuovere il “Made in Italy agroalimentare”, sotto una bandiera unica, e contrastare l’Italian sounding.

Le nostre aziende del comparto agroalimentare hanno dunque la possibilità di intraprendere, anche attraverso il sostegno e gli strumenti messi a disposizione dalle autorità statali, un percorso di valorizzazione delle tipicità italiane, percorso che non può però prescindere dalla pianificazione di strategie di tutela individuali prevedendo, da un lato, la registrazione dei propri marchi nel paese estero non appena si intravede la possibilità di un’espansione commerciale a quel mercato e comunque nei paesi ad alto rischio di contraffazione e, dall’altro, l’attivazione dei servizi di sorveglianza attraverso i quali venire a conoscenza delle contraffazioni per poi perseguire un corretto ed efficace enforcement dei propri diritti di proprietà industriale.

Troppo spesso, infatti, abbiamo visto importanti aziende del settore agroalimentare italiano o consorzi di tutela dei prodotti tipici trascurare la tutela dei propri marchi all’estero confidando nella notorietà internazionale dei nostri prodotti tipici o nell’ottenimento di DOP o IGP, che non hanno però spesso analoga ed adeguata tutela al di fuori dell’Unione Europea, scontrandosi, senza grandi possibilità di difesa, non soltanto su nuovi mercati, ma anche sui mercati tradizionali, con il proliferare di nomi e marchi registrati simili di produttori locali.

L’Iniziativa di Coldiretti nell’occasione di Rio 2016 fa ben sperare in una acquisita maggiore coscienza ed attenzione preventiva al problema in modo da poter intraprendere un percorso che condurrà il nostro Paese ad uno sfruttamento più consapevole e strutturato del proprio patrimonio alimentare.

© BUGNION S.p.A. – Settembre 2016


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