Autore: Davide Anselmi

Articolo pubblicato in Bugnion News n.30 (Settembre 2018)

Entrati in funzione da fine Luglio, i nuovi super Tutor denominati “SICVe-PM” sembrano aver migliorato il precedente sistema di monitoraggio delle autostrade dismesso dopo la sentenza della Corte di Appello di Roma con cui veniva sancita la violazione di un brevetto della Craft Srl. Ma saranno davvero fuori dalla privativa ?

La domanda è lecita, dal momento che erano sorti molti dubbi fin dalle dichiarazioni post sentenza di Autostrade per l’Italia che preannunciavano l’installazione di un nuovo Tutor innovativo come discusso nel nostro precedente Articolo (“Tutor accesi o spenti?, maggio 2018).

La differenza fondamentale rispetto ai Tutor precedenti sembra stia nel fatto che il sistema attuale rileva delle immagini di tutta la parte posteriore del veicolo ed identifica i relativi dettagli come, la pubblicità sul retro dei veicoli, adesivi delle aziende, forme posteriori, sagoma delle luci, … In tal modo è possibile riconoscere, mediante confronto, uno stesso veicolo transitante tra i due portali. Inoltre, quando l’incrocio dei dati basati sulle immagini riporta allo stesso mezzo, si procede all’identificazione della targa.

Pertanto, il nuovo Tutor dovrebbe aver superato il problema di una targa non perfettamente identificabile, perché sporca o rovinata, oltre che riuscire a riconoscere la tipologia dei vari veicoli, come bus o tir, in modo che la contestazione della violazione sia più accurata, dato che hanno limiti di velocità diversi.

Tuttavia, come noto un’ulteriore perfezionamento di un sistema brevettato non è sufficiente per bypassare tale brevetto.

A tal proposito, sembra che i dispositivi SICVe-PM siano già finiti al centro di una nuova querelle legale. Come riportano da alcuni quotidiani, il titolare di una licenza del tutor originario, l’imprenditore laziale Alessandro Patanè, ha presentato due querele, una indirizzata alla Procura di Roma e l’altra a quella di Milano, per chiedere la verifica della contraffazione del brevetto della Craft nonché la conseguente rimozione delle nuove apparecchiature appena installate. Patanè in sostanza sostiene che, nonostante i SICVe-PM a differenza dei vecchi tutor non si limiterebbero a leggere la targa ma anche l’intero veicolo, presentino in realtà un software pressoché identico a quello vecchio dal momento che, tra le altre cose, leggono comunque anche la targa.

Infatti sembrerebbe che il nuovo Tutor, dopo aver rilevato i dettagli dell’auto, necessiti comunque della conferma definitiva che si tratta dello stesso mezzo transitato tra due portali, tramite appunto la lettura della targa. Se ciò fosse confermato, anche i SICVe-PM ricadrebbero nel brevetto della Craft fondato proprio sulla lettura della targa e sul calcolo della velocità media. In tal caso, Autostrade per l’Italia si troverebbe nuovamente in un cul-de-sac e sarebbe costretta a rivedere i propri sistemi di monitoraggio.

In questo intrigo di Tutor e brevetti, la domanda sorge spontanea: ma Autostrade per l’Italia non faceva prima a pagare una licenza per il brevetto iniziale dal momento che gli era stata offerta ? Probabilmente, sotto alla presente questione vi sono delle altre motivazioni che non ci è dato sapere.

In ogni caso, in generale spesso vale la pena di chiedersi se, nell’ottica imprenditoriale di fare affari, conviene pagare una licenza per l’uso di una tecnologia o se intraprendere una battaglia giudiziale di brevetti. Certamente, i fattori da tenere in considerazione sono molti e la scelta va ponderata caso per caso.

Ad oggi non ci resta altro da fare che attendere i prossimi risvolti legali e … rispettare sempre i limiti di velocità!

© BUGNION S.p.A. – Settembre 2018


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