Autore: Davide Anselmi

Articolo pubblicato in Bugnion News n.16 (maggio 2016)

L’internet of Things (IoT) sta certamente assumendo un’importanza non trascurabile sul mercato essendo stato valutato in circa 150 miliardi di dollari il giro d’affari globale che ruota intorno a questo mondo, senza contare che le più importanti agenzie di Marketing hanno stimato un tasso annuo di crescita per il prossimo periodo del 33%… mostruoso!! Anche l’Italia è allineata a questo trend con valutazioni dell’IoT che si aggirano intorno ai 2 miliardidi Euro!

Di fronte a tali numeri i più grandi players che operano nel settore dell’elettronica e della comunicazione non sono di certo rimasti a guardare e si sono già mossi da tempo. D’altro canto la legge del mercato parla chiaro: per restare sulla cresta dell’onda è necessario innovare e sapersi trasformare. L’IoT sembra avere i numeri ed i requisiti per diventare la nuova frontiera tecnologica.
Infatti, potenzialmente il mercato dell’IoT spazia in tutti i settori a partire dal più noto “smart home” relativo a come accendere una lampadina o un elettrodomestico da smartphone piuttosto che al monitoraggio della propria casa con telecamere e sensori, fino ad arrivare ai settori più originali e ancora in fase di attuazione come lo “smart city” relativo a come per esempio monitorare i cestini pieni da svuotare o i parcheggi liberi in centro, o al settore medicale relativo a come per esempio controllare il funzionamento di un organo umano sostituito, ….

Ma l’IoT ha preso piede anche nel settore delle imprese e, ad oggi, viene principalmente applicato per lo Smart Metering che conta ormai quasi un milione di contatori per il gas e/o altri servizi già installati e connessi ad internet, per le Smart Car e per i servizi di assicurazione legati a polizze tarate sulla base dei comportamenti rilevati di mezzi o utenti.

Uno degli aspetti più importanti a livello aziendale per lo sviluppo futuro dell’IoT è anche la valorizzazione dei dati raccolti su cui ancora non ci sono strategie affermate. Tuttavia è sicuro che i dati possono essere sfruttati nei processi interni all’azienda, riducendo i costi e migliorando l’efficacia verso i clienti, oppure possono generare valore all’esterno con la vendita a terzi, aprendo a nuove opportunità di business.

In questa situazione, le “big” si sono già mosse: Samsung ha recentemente acquisito Smartthings e offre già molti “devices” per l’IoT mentre Apple ha stretto “alleanze” con Logitech, Philips, Parrot, ed altri per creare l’Apple’s home kit, e Google ha comprato NEST società attiva nel settore della domotica.

Parallelamente a questo infatti, sembra ormai indubbio che la tecnologia che ruota intorno agli smartphone e inizialmente trainata da Apple e Samsung stia scollinando e cedendo il passo ad altri nomi come Huawei, Lenovo, Xiaomi … che stanno portando a casa ciò che resta di un settore ormai saturo.

Pertanto, la nuova frontiera sembra essere proprio l’IoT e molte aziende stanno concentrando i prossimi investimenti in questa direzione e contano già un alto numero di brevetti depositati per accaparrarsi qualche applicazione innovativa o sistemi di comunicazione più rapida oppure di sicurezza nello scambio dei dati.

Molti di tali brevetti andranno probabilmente a ricadere tra i cosiddetti “SEPs” ossia Standard Essential Patentcioè dei brevetti ritenuti indispensabili per la produzione in specifici ambiti tecnologici che presumibilmente andranno necessariamente licenziati sotto pagamento di royalties per rispettare il regime dei “FRAND” (Fair, Reasonable And Non-Discriminatory) al fine di evitare regimi monopolistici.

In quest’ottica anche le start-up o piccole imprese possono avere la possibilità di fare “il salto” accaparrandosi tecnologie comunicative o applicazioni particolarmente inventive nel settore dell’IoT che potrebbero diventare di interesse per i grandi nomi. Come al solito gli Americani si sono mossi in modo più rapido e deciso al fine di issare delle barriere brevettuali contro i concorrenti. Recentemente è uscita la notizia che Microsoft ha acquisito l’Italiana Solair (fondata nel 2011) che ha sviluppato soluzioni IoT rivolte ad aziende che operano in diversi settori industriali: da quello manifatturiero e retail, per arrivare al food&beverage ed a quello dei trasporti.

In questa situazione, ciò che emerge fin da ora è che vi è ancora molto disordine intorno all’IoT e molti sono i players che attualmente si sono presentati alle pedane di partenza, tuttavia solo il tempo potrà dirci chi arriverà al traguardo per imporre i propri prodotti come standard principale (come ha fatto ad esempio Google per la ricerca sulla Rete o Amazon per l’e-commerce), di certo in questa gara la proprietà intellettuale giocherà un ruolo molto importante.

© BUGNION S.p.A. – Maggio 2016


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