Articolo pubblicato in Bugnion News n.18 (Settembre 2016)

Nel 2015 usciva nelle sale italiane il film ‘JOY’, pellicola prodotta dalla 20th Century Fox, avente ad oggetto la storia di Joy Mangano, interpretata dall’attrice Jennifer Lawrence, una casalinga che inventò un particolare tipo di scopa con setole di tessuto per lavare i pavimenti, riuscendo a diventare un’imprenditrice di successo.
Nella versione italiana, i doppiatori della pellicola decidevano di chiamare, per ben 40 volte, l’invenzione originaria ’Miracle Mop’ con il termine ‘mocio’, intendendo con tale denominazione una generica scopa per la pulizia dei pavimenti.  In realtà ‘Mocio’ è un marchio registrato fin dal 1978 dal gruppo tedesco Vileda che richiedeva al Tribunale di Milano di bloccare la distribuzione del film prima che facesse capolino nelle case degli italiani.

Vileda, sostanzialmente, domandava il ritiro dal commercio della pellicola e la pubblicazione della decisione del Tribunale o, in via subordinata, la diffusione del film, accompagnata da una comunicazione riportante i diritti in capo alla ricorrente.
20th Century Fox sosteneva, d’altro canto, la nullità ab origine del segno ‘Mocio’ per mancanza di capacità distintiva e/o per volgarizzazione, oltre a sostenere che comunque nessuna violazione poteva essere ad essa imputata, visto l’utilizzo descrittivo del segno e la condotta conforme alla correttezza professionale.
La decisione è stata agrodolce per entrambe le parti.
Con ordinanza del 18 maggio 2016, il Tribunale riconosceva la validità del marchio ‘Mocio’ e la mancanza di volgarizzazione dello stesso, in quanto, nonostante il comune utilizzo del termine, il consumatore ancora identifica un nesso tra il prodotto e la società produttrice Vileda. Inoltre, questa dimostrava un atteggiamento “sufficientemente vigilante” nella tutela del marchio.

Veniva inoltre statuito che l’uso non autorizzato per ben 40 volte del termine ‘mocio’ lamentato dalla Vileda, nella versione doppiata in italiano del film ‘Joy’, non costituisce condotta idonea a ledere il marchio, in quanto tale uso veniva ritenuto conforme alla correttezza professionale, seppure nell’ambito di un’attività economica: un uso del marchio altrui in opere letterarie, scientifiche e artistiche, quale un’opera cinematografica, è riconducibile ad un ‘uso civile’ e non commerciale, escludendone dunque ogni illiceità. Infine, non si rinveniva alcuna condotta parassitaria o denigratoria a danno di Vileda, essendo nel film impiegato il termine ‘mocio’ non in chiave critica o parodistica.

D’ora innanzi potrebbe costar caro la disattenzione nel parlar di ‘Mocio’ senza ragione!

© BUGNION S.p.A. – Settembre 2016