Articolo pubblicato in Bugnion News n.32 (Gennaio 2019)

La Corte di giustizia dell’Unione Europea si è espressa in una vertenza che ha per oggetto due formaggi olandesi e la pretesa violazione dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al sapore di uno di essi ed ha deciso che il sapore di un alimento non può essere protetto da diritto d’autore, perché il gusto è soggettivo e non può essere copiato. La sentenza è stata resa il 13 novembre 2018 nella causa C-310/2017.

In un’epoca in cui il diritto della proprietà industriale ed intellettuale sta cercando nuovi spazi e ragioni per accomodare il proprio ambito di applicazione a nuove forme di creazione – ad esempio il food design, il packaging degli alimenti, i marchi olfattivi e tattili, il diritto d’autore sulle ricette – questa sentenza è interessante quanto rassicurante per l’affermazione di alcune certezze che stanno alla base della disciplina.

Nel 2011 l’azienda Levola Hangelo B.V. (Levola) acquistò la ricetta e i diritti di proprietà intellettuale sul formaggio spalmabile aromatizzato alle erbe denominato HEKSENKAAS. Nel 2014 la società Smilde Foods  BV (Smilde) iniziò a produrre il formaggio denominato WITTE WIEVENKAAS, ottenuto con ricetta diversa ma di sapore molto simile allo HEKSENKAAS di Levola.

Ritenendo che il formaggio WITTE WIEVENKAAS violasse i propri diritti d’autore sul sapore dello HEKSENKAAS, Levola ha citato in giudizio la Smilde chiedendo ai giudici olandesi di riconoscere (1) che il sapore del prodotto costituisse una creazione intellettuale tutelabile ai sensi del diritto d’autore e (2) di proibire alla Smilde qualunque proseguimento della violazione.

Secondo Levola, infatti, il sapore di un alimento si riferisce all’impressione complessiva sugli organi del gusto prodotta dal consumo di un alimento, compresa la sensazione tattile percepita dalla bocca” e si qualifica, pertanto, come opera di creazione intellettuale.

I giudici olandesi hanno deciso di riferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per un parere sulle questioni pregiudiziali, la principale delle quali riguarda, appunto, se il sapore di un alimento possa essere protetto come creazione intellettuale dell’autore, ai sensi della normativa dell’Unione Europea.

La Corte ricorda come una creazione intellettuale può essere tutelata dal diritto d’autore nella misura in cui si possa qualificare come “opera” ai sensi della direttiva dell’Unione europea in materia. Le due condizioni necessarie per determinare tale qualifica sono 1) che l’oggetto in questione, in questo caso il “sapore”, costituisca una creazione intellettuale propria dell’autore e 2) che la sua espressione renda l’opera identificabile con sufficiente precisione e obiettività, anche se tale espressione non fosse necessariamente permanente.

La seconda condizione, peraltro condivisa con le altre discipline di tutela della proprietà industriale e intellettuale, è necessaria per consentire alle autorità competenti di applicare la tutela e agli operatori economici eventualmente in concorrenza, di poter individuare con chiarezza e precisione l’oggetto della protezione. Permettere di indentificare l’opera da tutelare con qualunque elemento di soggettività sarebbe pregiudizievole per la certezza del diritto, anche ai danni del suo titolare.

Si pensi infatti, alla maggiore certezza della tutela applicabile alle classiche opere del diritto d’autore – un libro, un quadro, una pellicola cinematografica o una melodia originali, che sono espressioni precise, obiettive, individuabili, nonché stabili in quanto possono essere fissate su un supporto materiale (la tela, la pellicola, lo spartito) per futuro riferimento. La Corte ritiene che tali condizioni non sono invece insite nel sapore di un alimento, la cui identificazione si caratterizza, invece, per qualità più soggettive e variabili che “dipendono, in particolare, da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto in esame, come la sua età, le sue preferenze alimentari e le sue abitudini di consumo, nonché l’ambiente o il contesto in cui tale prodotto viene assaggiato”.  Inoltre, lo stato attuale della tecnica non consente di fissare le caratteristiche del sapore di un alimento per consentirne l’identificazione precisa e obiettiva e distinguerlo dal sapore di un altro prodotto analogo.

Per le suddette ragioni, la Corte conclude che il sapore di un alimento non presenta le caratteristiche richieste per qualificarsi come opera di creazione intellettuale ai sensi della direttiva dell’Unione europea 2001/29 sul diritto d’autore. I giudici olandesi dovranno tenere conto ed applicare queste conclusioni nella decisione che emetteranno, per cui le istanza di Levola saranno respinte e il formaggio WITTE WIEVENKAAS potrà continuare ad essere prodotto e commercializzato Smilde. Il principio espresso dalla Corte è vincolante anche per i giudici di tutti gli altri paesi membri dell’Unione Europea.

 © BUGNION S.p.A. – Gennaio 2019